Stampa 3D e design: l’incontro tra ingegneria ed estetica.

Stampa 3D abito

L’unico limite è l’immaginazione”: è questa la frase preferita da giornalisti, blogger ed influencer per far comprendere le potenzialità della stampa 3D.

Perché effettivamente non esiste ancora un completo elenco delle potenziali applicazioni di questa nuova tecnologia. Tendenzialmente, quando si pensa alla stampa 3D, ci si immagina un ambito aziendale, meccanico, industriale, ma spesso non si riflette molto sull’ipotetica rivoluzione in ambito architettonico e del design. Ed allora quali potrebbero essere i confini, se di fronte alla stampante 3D, accanto ad un tecnico o di un ingegnere, vi fosse una mente creativa come quella di un designer o un architetto? Di seguito degli esempi di incontro tra stampa 3D e design!

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Stampa 3D e design in passerella.

Dita Von Teese, la regina del burlesque, nel 2013 è stata la prima donna che ha sfoggiato un abito completamente stampato in 3D da Micheal Schmidt. 

Quando la voluttuosa modella statunitense si presentò all’ Ace Hotel New York, sfoggiando questo strano concept di materiale plastico, fu subito un tripudio di lucentezza.

L’abito infatti era costituito da nylon in polvere lucidato ed intarsiato di con 13.000 cristalli Swarovsky neri.

Dal punto di vista della progettazione, in realtà questo modello rappresentava un prodromo delle attuali tecnologie. Difatti non fu nemmeno realizzato tramite uno scanner 3D, bensì utilizzando un semplice iPad ed un programma di disegno vettoriale.

Dal 2013 ad oggi abbiamo avuto una progressiva fusione di questi due mondi non troppo distanti. Dare carta bianca agli artisti ed alle stiliste sta diventando una prerogativa anche dei costruttori delle stampanti 3D. Ormai il filo rosso, ora chic ora casual, che lega l’abbigliamento, la stampa 3D e design è indissolubile.  

Ed allora ecco Kinematics: un abito capace di riassumere tecnologia, stampa 3D e design.

Presentato al MFA, The Museum of Fine Arts di Boston, Kinematics è una delle fantastiche attrazioni della mostra #techstyle che durerà fino al 10 giugno 2016. Si tratta, a tutti gli effetti, di un abito completamente realizzato con 1.600 particolari plastici, simili a petali di un fiore,  stampati in 3D.

Kinematics è stato sviluppato in diverse versioni, tutte declinate in base alla corporatura della modella. Essenzialmente la progettazione del vestito si basa su un software specifico capace di far scegliere la forma del “petalo”, e la sua disposizione sul corpo.

Per quanto ogni piccola parte sia rigida, gli accoppiamenti riescono a dare una flessibilità unica al vestito, generando un effetto notevole durante il movimento e dando la possibilità di arrotolarlo senza problemi. Il prezzo? Si parla di 3000$, ma sono in arrivo progetti meno costosi.

Tutto merito di Nervous System, sintesi delle capacità dei due fondatori: Jessica Rosenkrantz, ingegnere formatasi al MIT in architettura e biologia, e Jesse Louis-Rosenberg anch’esso laureato al MIT in matematica e consulente per la Ghery Technologies, compagnia del famoso architetto.

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Iris Van Herpen e Danit Peleg: i vestiti stampati in 3D

La stilista olandese Iris Van Herpen, ormai molto famosa per il suo approccio eccentrico e fuori dalle righe, ha presentato una collezione innovativa Autunno/Inverno alla Paris Fashion Week chiamata “Lucid”.

L’intera presentazione è avvenuta in una stanza piena di specchi, illuminata esclusivamente da dei fasci di luce, studiati appositamente per rimbalzare sugli abiti delle modelle e sulle superfici riflettenti, in modo da creare un notevole effetto scenico.

A fare da padrone all’intera collezione di Van Herpen sono stati due abiti realizzati in TPU, con tecniche di stampa 3D composti da oltre 5.000 particolari differenti.

La webzine 3D Printing Industry ha inserito la stilista nella lista delle 20 donne che hanno fatto la differenza nel mondo della stampa 3D.

Anche Danit Peleg, giovane designer di Tel-Aviv, è divenuta molto famosa per la sua scelta di utilizzare tecniche di manifattura additiva nel suo lavoro.

La sua esperienza inizia nel 2014 quando, affascinata da questa nuova tecnologia, decise di contattare gli esperti presenti nella sua zona.

Trovato in TechFactoryPlus e XLN due partner molto validi per ogni tipo di sperimentazione, Danit ha dato vita alla propria ambizione.

La vera sfida della stilista israeliana, ricalca quello che era il modello “Gates” di Windows per i Personal Computer: ovvero portare una stampante 3D in casa di ogni cliente, così da permettere ad ognuno di stampare autonomamente un’intera collezione di abiti.

 

Ovviamente in questo caso il costo non sarà più legato all’abito fisico, ma ai modelli e quindi ai file CAD dei vari abiti. Davvero un’idea pionieristica.

L’unico limite è probabilmente dettato dal tempo: stampare l’intera collezione equivale a mantenere in funzione una stampante 3D per 2.000 ore.

Chissà dove si spingerà ancora il mondo della tecnologia ed in che modo stampa 3D e design creeranno innovazione.

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fonte:

  • http://www.digitaltrends.com/cool-tech/3d-printed-dress-petal-kinematics/#/2
  • http://artenews.it/kinematics-origami-e-stampa-3d-per-un-abito-allavanguardia/
  • http://www.3ders.org/articles/20141209-kinematics-creates-natural-flowing-3d-printed-dress.html
  • http://www.3ders.org/articles/20160301-nervous-systems-kinematic-petal-dress-made-up-of-1600-pieces-is-3d-printed-fully-assembled.html

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